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Dopo 100 anni, l'insegnamento di Matteotti parla a tutti noi

Aggiornamento: 11 apr



L'intervento dell'eurodeputata Alessandra Moretti a Fratta Polesine in occasione della commemorazione di Giacomo Matteotti.


Sono davvero contenta che oggi molte persone abbiano deciso di essere insieme, di partecipare a questa iniziativa, che vuole ricordare la figura di Giacomo Matteotti.


Il 10 giugno 1924, ormai quasi cento anni fa, una squadraccia fascista rapì Matteotti, lo uccise barbaramente per poi gettarlo in una fossa alla periferia di Roma. Questo gesto infame giunse dopo anni di impegno per la democrazia e la pace di Matteotti.


Molti infatti ricordano gli ultimi giorni, o le ultime settimane, in cui Matteotti denunciò platealmente le violenze, i crimini, i soprusi del Fascismo che aveva ormai preso il potere con la forza, annichilendo le istituzioni che fino a quel momento avevano garantito almeno la libertà di pensiero ed associazione, oltre che un voto libero.


Ma non tutti ricordano il suo impegno negli anni precedenti, in particolare per la pace.


La sua convinta contrarietà alla guerra già durante la prima guerra mondiale gli costò grandi sofferenze. Già allora posto di fronte alla scelta se abdicare ai suoi ideali o patirne le conseguenze, non ebbe dubbi, e scelse la via più difficile. Difese le sue idee al costo di essere mandato al confino a Messina, perché una voce di pace ed antimilitarista non poteva esistere nell’Italia di allora.


Quello che fece dopo, quindi, era una naturale conseguenza del suo essere uomo libero, fermo di fronte alle ingiustizie, fiero socialista e democratico.


Fin dagli inizi del Fascismo capì subito la pericolosità di questo movimento distruttore e violento; nel 1921 denunciò le violenze delle squadre di azione, in seguito pubblicò libri e ricerche sui soprusi fascisti. Non fu mai indifferente.


Vide piano piano la sua libertà, e quella degli italiani, essere messa in discussione e poi pezzo per pezzo cancellata. Fu lungimirante sentinella del dramma che sarebbe poi seguito. Una nuova guerra, le leggi razziali, i campi di sterminio e un mondo distrutto dalla follia del nazifascismo.


L’insegnamento di Matteotti oggi dopo cent’anni parla a tutti noi. In un paese e in un continente dove gli spettri del passato tentano di riemergere. Dove chi occupa le massime cariche dello stato non riesce a dirsi antifascista; dove il vento delle destre estreme soffia in tanti paesi europei, mettendo a rischio l’integrazione europea; dove ci troviamo di fronte di nuovo alla follia dei dittatori che riaprono ferite del passato e portano di nuovo la guerra in Europa.


Proprio oggi dobbiamo riprendere in mano questi insegnamenti e ricollegarli alla realtà dei nostri giorni. Per questo se è vero che il suo insegnamento è per tutti, sono però i giovani che dovrebbero ricordare e fare loro l’esempio di Matteotti. È compito di tutti noi, dalle famiglie agli insegnanti, di ricordare ogni giorno, nel nostro piccolo, il sacrificio di un uomo che ha dato la vita per libertà e non stancarci mai di parlare ai nostri ragazzi e ragazze.


Troppe volte diamo per scontato che ai giovani non interessi la politica, o la storia del proprio paese. Invece, la mia esperienza è del tutto diversa. In questi anni da Parlamentare europea ho incontrato tantissimi giovani. Nelle loro visite a Bruxelles e Strasburgo, o nelle scuole del territorio, ho scoperto invece giovani persone curiose, attente, sensibili, con tanta voglia di ascoltare, discutere, confrontarsi. È nostro dovere di adulti insistere e dare ai giovani l’opportunità di ricordare figure come Matteotti, sono sicura che se noi faremo la nostra parte loro non ci deluderanno.


Ma oltre all’insegnamento di libertà ed impegno, perché Matteotti oggi è così rilevante?


Credo che lo spirito internazionalista, europeista e pacifista che animò i padri fondatori europei abbia le sue radici anche nella lotta e nel pensiero di uomini come Matteotti, che in tempi complessi seppero distinguere il bene dal male, con fermezza ed una dedizione che talvolta li portarono anche al sacrificio estremo.


Nonostante la morte precoce e tragica, Matteotti ha saputo, sin dall’inizio del suo impegno politico, imprimere una forte vocazione europeista al suo lavoro, quasi ad anticipare rispetto a quello che sarebbe stata l’esperienza di Ventotene e dei giovani costituenti europei. Consapevoli di quello che rischiavano, le lotte di antifascisti come Spinelli sono nel solco di quelle di Matteotti. Lo stesso Spinelli si iscrisse al Partito socialista proprio nel 1924, lo stesso anno dell’omicidio, come in un simbolico passaggio di consegne.


Questo ci insegna, proprio come disse Matteotti, che si possono uccidere le persone, ma non le idee. Quelle idee di libertà, di giustizia sociale, di democrazia e diritti sono oggi più che mai vive ed importanti. E devono essere il faro su cui basare la nostra vita, in politica ma anche di tutti i giorni.


Perché il sacrificio di uomini e donne come Matteotti non sia stato consumato invano e per preservare e ravvivare le conquiste di libertà della nostra democrazia e della nostra Costituzione.


Alessandra Moretti

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