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Assemblea regionale, la relazione del segretario Andrea Martella

ASSEMBLEA REGIONALE PD VENETO

VERONA, 8 LUGLIO 2022

INTERVENTO DEL SEGRETARIO REGIONALE PD VENETO, ANDREA MARTELLA


Dedichiamo questa riunione dell’assemblea regionale ad una riflessione comune sull’esito delle elezioni amministrative.

Siamo qui, oggi a Verona, per festeggiare la splendida vittoria di Damiano Tommasi e della sua squadra. Per analizzare, senza trionfalismi, i risultati ottenuti in molte città. E per ringraziare tutti coloro, dai segretari di circolo alle militanti e militanti, ai volontari, che si sono impegnati nella campagna elettorale.

La tragedia della Marmolada

Consentitemi, però, in apertura di fare una riflessione, che ritengo doverosa, su quanto accaduto sulla Marmolada domenica scorsa. Una tragedia che non ho esitato a definire come nazionale e per la quale abbiamo espresso fin da subito il nostro cordoglio e la nostra partecipazione commossa al dolore delle famiglie delle vittime. La voragine azzurra di quel ghiacciaio ci guarda e ci ammonisce sulle nostre responsabilità. L’Italia ormai si trova nella morsa degli eventi estremi: non solo la siccità che prosciuga fiumi e ghiacciai, ma anche incendi, alluvioni ed eventi atmosferici improvvisi e violenti.


La tragedia della Marmolada è il simbolo di un dramma che il cambiamento climatico non governato sta portando in tante parti del mondo. Come ha detto il Presidente Mattarella, si tratta di una tragedia collettiva che richiama all’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Per questo ritengo debba essere respinta con fermezza e condannata quella surrettizia cultura negazionista che punta a minimizzare il tema anche di fronte alle evidenze.

Fino a pochi anni fa qualcuno ancora rideva quando si parlava di cambiamento climatico, le destre italiane e mondiali parlavano di “allarmismi”, Lega e Fratelli d’Italia hanno manifestato spesso dubbi e scetticismi, al Parlamento Europeo si sono sempre distinti in negativo sui voti legati alle problematiche ambientali. Oggi non ride più nessuno.


Il filosofo inglese Timothy Morton, riflettendo sul riscaldamento globale, l’ha definito un Iperoggetto: è enorme, drammatico, collocato ovunque nello spazio ma precisamente nel nostro tempo. In definitiva, è un'idea ma allo stesso tempo è un oggetto concreto: riguarda tutti gli esseri umani da vicino, è connesso a tutte le nostre attività e agli oggetti con cui abbiamo a che fare, eppure è percepito come lontanissimo.

Affrontare i mutamenti climatici, per la dimensione assunta dal fenomeno, è ormai una questione politica che investe anche noi del PD.

Le politiche green devono diventare prioritarie e devono essere proposte in modo tale da non essere vissute da una parte della popolazione come argomento elitario o di secondo piano. Abbiamo il compito di far comprendere che le questioni legate alla siccità, allo sgretolamento delle nostre montagne, al consumo di suolo, sono ugualmente prioritarie rispetto alle emergenze di natura economica.

Anzi, la sostenibilità ambientale e quella sociale, oltre alla centralità e l’insostituibilità dell’Europa, come ha detto il segretario Letta nell’ultima direzione nazionale, devono essere il cuore della nostra proposta per il futuro.

Il quadro nazionale

Restando per un attimo sullo scenario politico nazionale, va detto che ci troviamo in una situazione molto complessa.


Il governo è entrato in una fase di turbolenza dovuta all’approssimarsi delle elezioni ed è quasi fisiologico che accada. Un po' incomprensibile per l’opinione pubblica ma per gli addetti ai lavori è nell’ordine delle cose, con somma gioia dei retroscenisti.


Lega e M5S, per motivi diversi, stanno attraversando travagli interni che si scaricano sul governo e questo non è un fatto positivo. La lega combattuta tra governismo e populismo per non perdere terreno rispetto alla sfida con FDI nel centrodestra, il M5S avviluppato nella incertezza di come non perdere ulteriore consenso. Noi invece siamo al governo per fare ed adottare misure che siano utili alla collettività. Sulle bollette e sui rincari generalizzati ci siamo e facciamo le nostre battaglie. I 200 euro di bonus sul carovita sono figli delle proposte del PD. Sappiamo che non sono sufficienti ma stiamo lavorando su ulteriori sostegni e aiuti. E soprattutto siamo al lavoro sul rinnovo dei contratti, sul recepimento della direttiva sul salario minimo, sul taglio del cuneo fiscale per lavoratori e imprese. Appunto, agenda sociale al centro.

Giustamente il segretario nazionale ha posto in evidenza che godiamo di buona salute e che non abbiamo paura delle elezioni.


Detto questo, dobbiamo utilizzare il tempo che intercorre da qui alla scadenza elettorale per irrobustire le nostre proposte e la nostra visione del Paese.

La destra ha oggettivamente un problema di classe dirigente.


La pandemia ha sviluppato nelle persone una maggiore attenzione alle competenze e a chi affidare la propria fiducia. E dobbiamo trovarci pronti, con una classe dirigente credibile e radicata. La costruzione del campo largo non è agevole ma in assenza di cambi di legge elettorale è l’unica prospettiva per avere una capacità competitiva rispetto al fronte sovranista.

Il sistema proporzionale di cui si sta ricominciando a parlare sarebbe la soluzione ottimale per un’Italia in fase di cambiamento e aiuterebbe anche a contrastare il fenomeno dell’astensionismo.

Le amministrative

Venendo ai risultati della tornata amministrativa nella nostra regione, ritengo vadano ribaditi con forza alcuni punti.

Il primo è che in Veneto la rinascita è partita dalle città. La forza tranquilla di Sergio Giordani a Padova e di Damiano Tommasi a Verona hanno portato a successi di assoluto rilievo, basati da un lato sulla capacità di alimentare speranze nuove e, dall’altro, sulla dimostrazione di aver condotto un buon governo della città.

Ma a queste affermazioni si affiancano le vittorie di altri centri importanti come Mira, Mirano, Abano e Thiene.

Come proseguire

Ora, sull’onda di questi risultati, dovremo proseguire attivandoci nelle aree interne, nelle periferie, nelle campagne e nelle zone montane della nostra regione. Aree dove le esigenze maggiori si legano alla graduale perdita di servizi e di opportunità, da quelli scolastici a quelli sanitari. Dobbiamo collocarci, ovunque ed in ogni situazione, come interlocutori sociali, come interpreti di un largo ventaglio di esigenze. Un campo largo nella società che fa da premessa a quel campo largo politico basato su idee e progetti comuni assieme a tutte le forze progressiste, democratiche, moderate e civiche. Si è vista alle ultime elezioni l’importanza di costruire e rafforzare un profilo civico e fortemente ancorato alla realtà territoriale.

La compattezza

In queste elezioni amministrative abbiamo anche registrato alcune sconfitte: abbiamo perso a Belluno e Feltre. E questa è una lezione per il futuro che ci ricorda come sia indispensabile la capacità di essere uniti, la compattezza, la capacità di includere.

D’altra parte, le pagine migliori, anche nel passato, le abbiamo scritte così, aprendo porte e finestre e facendo circolare le idee, unendo le diverse provenienze politiche e della società civile.

In questo senso proprio Verona va presa come esempio non solo di un modo di essere e procedere, ma anche delle possibilità che si aprono in Veneto e in tutto il Paese.

Il centrodestra veneto

Nel frattempo, è impossibile non rilevare come il centrodestra veneto cominci ad avere il fiato corto rispetto a tante sfide che abbiamo di fronte: si sono acuite le divisioni tra le diverse forze e anche all’interno della Lega.


Forse lo strapotere esercitato per troppe, recenti, stagioni, sta diventando logoramento e si sta traducendo in uno sfilacciamento in termini progettuali.

Un fatto che nella nostra regione inizia a farsi evidente a livello politico ed elettorale. La situazione dunque è in movimento e si sta facendo più aperta di quanto avremmo potuto ritenere fino a qualche tempo fa.


I nodi al pettine della gestione Zaia

Il pragmatismo e la visione di Zaia risultano appannati. Molti nodi stanno giungendo al pettine. Ne ricordo alcuni. In primo luogo la sanità, con la carenza del personale ospedaliero e dei medici di medicina generale e i numeri impressionanti delle liste d’attesa con almeno 200 mila veneti che attendono una visita.


La fuga del personale medico e sanitario (negli ultimi 3 anni se ne è andato quasi un dottore su 4) raccontano di un sistema sanitario regionale stremato che non si recupera con proposte disperate, oltre che poco lucide, come quella fatta in questi giorni da Zaia di richiamare in servizio il personale no-vax sospeso.

Abbiamo seguito in questi giorni la vicenda, posta sotto indagine della Corte dei Conti, dei DG delle Ulss in pensione che continuavano ad essere stipendiati.

L’elenco delle magagne della sanità è lungo e fa capire come sia indispensabile una riforma del sistema sanitario regionale.

Questo della sanità e del sociale deve essere per l’iniziativa del pd un tema fondamentale perché è qui che si incontrano i bisogni e le aspettative dei cittadini.


Da settembre dovremmo avviare una vera e propria campagna di mobilitazione, una raccolta di firme per la riduzione delle liste d’attesa, un’iniziativa in tutte le realtà territoriali.


I nodi al pettine riguardano vari ambiti. A partire da quello delle grandi opere, con lo stallo economico-organizzativo in cui si ritrovano le Olimpiadi di Cortina 2026, passando per la Pedemontana Veneta e la questione della gratuità dei pedaggi per i residenti, soluzione doverosa ma evidentemente tenuta alla lontana per una questione di costi eccessivi dell’opera.

Mentre km di ferrovia non ne sono stati realizzati e la Sfmr è scomparsa dai radar e dalle politiche infrastrutturali della Regione.


Ma le grandi opere tirano in ballo anche il vuoto di intervento sul fronte degli invasi, per creare scorte idriche e lottare più efficacemente contro la siccità. Non è sufficiente indossare la giacca della Protezione Civile quando si verifica il dramma: serve programmazione e serve ben prima che le emergenze accadano e per prevenirle.


Sarà nostro compito avanzare delle proposte chiedendo il supporto scientifico ad un gruppo di esperti per programmare un piano di interventi per prevenire le emergenze dovute ai cambiamenti climatici e alla siccità, che oltre ad avere effetti drammatici sulle persone hanno anche un impatto economico pesantissimo per il settore agricolo.

Sarà anche questo il modo per avere un piano serio per l’agricoltura, attività fondamentale per il Veneto.


I nodi al pettine toccano poi il fronte del lavoro, con la necessità di introdurre meccanismi ben più efficienti di incrocio tra domanda e offerta, di aiutare con maggior forza le imprese sulla strada dell’innovazione e delle transizioni, di rafforzare la formazione ad esempio con la proposta che abbiamo avanzato sull’orientamento attivo e sull’apprendistato e di garantire sistemi di controllo efficaci per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il pd intende essere il partito di chi lavora e di chi il lavoro lo crea e su questo proseguiremo sulla linea dell’Agorà del maggio scorso. Per essere attrattivi, per fare del Veneto una terra di opportunità lavorative per giovani e imprese servono politiche volte all'innovazione e alla formazione.


C’è poi una dimensione, quella del disagio sociale, che comincia a mordere. Penso all’emergenza casa, al numero altissimo di alloggi pubblici sfitti da restaurare, penso alla richiesta crescente di servizi sociali: dobbiamo essere interpreti di questi bisogni e colmare un vuoto che le politiche regionali del welfare di questi anni hanno allargato e di essere sempre più gli interlocutori del mondo del volontariato e del terzo settore.


Abbiamo la possibilità di lavorare su questo scenario, per proporre una via di uscita e disegnare un altro Veneto. Più equo, più solidale. La stessa ottica con la quale abbiamo rilanciato sul tema dell’autonomia, consentendoci di riconquistare un ruolo. Non l’autonomia del Paese dei balocchi, ma l’autonomia pragmatica, che consente di incidere sul cambiamento della società veneta.


Permettetemi poi di sottolineare come in Veneto ci sia una grande necessità di avere ossigeno sul fronte dei diritti civili.


Anche in questo caso la destra, e nel Veneto l’esempio più eclatante viene dall’assessore Donazzan, ha voluto contrapporre alla discussione sullo Ius scholae le priorità economiche. Sbagliando di grosso.


Perché la negazione della cittadinanza, persino ai bambini che vivono qui da anni, vanno a scuola, giocano e parlano il dialetto con i loro coetanei italiani, rappresenta non solo un’ingiustizia, ma un danno sociale. Escludere significa chiudere le porte al futuro. In termini di pacifica convivenza e in termini lavorativi, produttivi, di tenuta di un sistema, compreso quello previdenziale. Una miopia clamorosa quella provocata dai populismi. Una miopia che alimenta rancore verso le generazioni che vivranno, lavoreranno e metteranno qui famiglia.

Un errore gigantesco, dannoso per la nostra società.


Voglio poi ricordare Cloe Bianco, l’insegnante del veneziano che si è tolta la vita il mese scorso, al termine di una vicenda dolorosissima, fatta di discriminazione e isolamento per la scelta di vivere liberamente la sua identità sessuale. Mai più. Bisogna dirlo e lottare perché non accada mai più una tragedia di queste dimensioni. Lottare significa, anche in questo caso, essere interpreti di una politica che non china la testa di fronte al ricatto politico di chi dice che ci sono sempre ben altre priorità.

Ecco, se vogliamo davvero conquistare il doppio ruolo di federatori politici e di interlocutori delle tante realtà del Veneto, dobbiamo proseguire in questo modo. Con coraggio, senza farci intimidire, compatti, capaci di tenere assieme e di rispondere alle tante esigenze della nostra società.


Dopo quanto è successo sulla Marmolada sono andato a rileggermi il bel libro di Paolo Cognetti del 2016 Le Otto Montagne.


C’è un bel passaggio che voglio condividere con voi:


Raccontando la sua vicenda di “campagnolo inurbato” e poi “montanaro di ritorno” a un certo punto il protagonista dice: “Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro a monte.”

È proprio vero che il futuro è a monte perché il futuro non è mai facile, non è mai di chi offre soluzioni semplici a questioni complesse. Per raggiungerlo occorre avanzare come si fa in montagna, con buon passo, senza strappi e con una buona dose di fiato e resistenza. Come sta provando a fare il Partito Democratico.


Buon lavoro a tutti e grazie per il lavoro fin qui svolto.



Andrea Martella


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