Il bilancio regionale sulla pelle delle donne

La giunta regionale ha azzerato il finanziamento della legge 5 del 2013 per prevenire e contrastare le violenze contro le donne. Per i centri antiviolenza a favore di donne e minori l’esecutivo Zaia, che già lo scorso anno aveva dimezzato i fondi, quest’anno destina zero euro. «Con questa decisione», stigmatizza la portavoce delle donne democratiche del Veneto, Raffaela Salmaso, «la giunta regionale svilisce e offende l’impegno di tante persone che lavorano presso i Centri Antiviolenza e che assicurano vicinanza e protezione alle donne perché non rimangano sole, aumenta di fatto il rischio di marginazione ed esclusione sociale e si finge che non esistano tali problematiche sul nostro territorio». La Conferenza regionale delle Donne democratiche del Veneto sottolinea come, ancora una volta, le priorità del governo veneto siano rivolte altrove. «Non si tiene conto dei dati che la stessa Commissione Pari Opportunità della Regione Veneto mette in evidenza», afferma Salmaso, «e neppure i report che continuano ad essere pubblicati e che sottolineano per esempio che solo nei Centri antiviolenza di Padova, Venezia, Belluno, Treviso, Verona e Bassano del Grappa complessivamente nel 2014 sono state accolte e protette 1496 donne, 227 in più rispetto al 2013. La situazione invece continua ad essere davvero critica e secondo una ricerca del dipartimento pari opportunità e dell’Istituto nazionale di statistica, uscita il 5 giugno e relativa al quinquennio 2009/2014, il 31,5 per cento delle donne italiane fra i 16 e i 70 anni ha subìto violenza fisica o sessuale almeno una volta nel corso della vita; anche per questi dati il 09 giugno 2015 con una risoluzione il Parlamento Europeo indica la  “Strategia per la parità tra donne e uomini” che comprende atti veri ed efficaci per il rafforzamento alla prevenzione e alla repressione della violenza sulle donne e sui bambini, sostenendo l’importanza del finanziamento ai Centri Antiviolenza. Il fenomeno della violenza sulle donne, conclude la portavoce, «si può affrontare solo con politiche lungimiranti e inclusive non più come un’emergenza ma come un elemento strutturale della società. La Legge Regionale n. 5/2013 deve essere applicata ed attuata con finanziamenti certi e calendarizzati».

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