Flussi migratori e lavoro, Camani: “Ora investire in formazione"


“Prendo atto del realismo della Lega che, a partire dal ministro Garavaglia e, in Veneto, dall’assessore Caner, chiede di prevedere una deroga ai flussi migratori per rafforzare il contingente dei lavoratori, a fronte di una carenza che colpisce trasversalmente il mondo del lavoro e in particolare alcuni settori come il turismo. Però va anche detto che per una lunga stagione questo tema è rimasto sepolto da una narrazione propagandistica della stessa Lega, basata sull’idea della paura dello straniero e mirata a mietere consensi senza andare al cuore di un fenomeno, quello della forza lavoro sempre più ridotta, che da tempo esiste nel nostro Paese”.


A dirlo la responsabile per il lavoro e consigliera regionale del PD Veneto, Vanessa Camani.


“Il trend che ha condotto allo scenario attuale non può essere considerato una novità. Solo che oggi il calo di nascite in Italia, e in particolare in Veneto, comincia a sortire i suoi effetti evidenti e concreti. A questo si aggiunge un secondo fattore, ovvero quello della fuga dall’Italia non solo di ricercatori e lavoratori con alta specializzazione ma di addetti che occupano tutti i livelli e le professioni. La pandemia ha accelerato questo andamento, visto che molti addetti del turismo e dei servizi, hanno abbandonato questi ambiti ricollocandosi altrove. Questo è il mix che produce la carenza di lavoratori oggi. E ha poco senso andare alla ricerca di altri motivi, nell’evidente tentativo di dare un alibi alle mancanze politiche generate dalla propaganda a senso unico”.


“Detto questo – prosegue l’esponente dem – bisogna guardare ora alle cose da fare. Sono principalmente tre e devono tenersi assieme: oltre alla revisione del decreto flussi servono maggiori fondi per la formazione, di fonte anche regionale, in aggiunta ai 4,5 mld del Programma nazionale GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori). E serve affrontare la questione dei livelli salariali, considerandola come fattore di competitività e qualità. Altrimenti continuerà quel trend che oggi, nella scelta di tanti lavoratori, se restare in Italia oppure se migrare in Romania o in Germania, prevarrà la decisione di andare laddove il costo della vita è minore oppure i salari sono maggiori. Bisogna insomma puntare sulla qualità lavoro, affrontando le questioni legate all’apprendistato e, in generale, al rinnovo di contratti e stipendi. Se non si faranno questi passaggi - conclude Camani - sarà un rimettere la testa sotto la sabbia come è stato con i flussi migratori”.