Fertility Day, campagna parziale e inadeguata

Fertility Day, l’iniziativa del ministero della saluta si basa su un’idea antiquata delle donne, della famiglia e dei rapporti di coppia

La campagna sulla fertilità lanciata dal ministero della salute è a dir poco inadeguata. Si fonda su un’idea antiquata e sessista che colpevolizza le donne e le famiglie senza figli. L’analisi del ministero è articolata, anche se spesso discutibile ma, di fatto, imputa alle donne che fanno figli in età “matura” la responsabilità del calo della natalità in Italia. La campagna afferma che “La maternità non è più un destino biologico, pure se recentemente viene desiderata e conquistata oltre i limiti della natura” e dichiara che siamo “di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità” con dati che considerano esclusivamente lo stato e l’età riproduttiva della donna confrontandola con i dati di stati del nord Europa. Ci sono contenuti che affrontano il tema dal punto di vista sanitario, ma non possono essere così superficialmente espressi e lasciare adito a letture diverse! Aggiungiamo la campagna d’informazione fatta, il sito con il giochino e tutte le allusioni varie gli errori ci sono e non a caso proprio il sito è stato chiuso velocemente, anche su pressioni delle nostre Parlamentari. Si auspica quindi un’attenta revisione di quanto scritto secondo una programmazione ed una progettualità di un piano adeguato ed interministeriale, teso a favorire, come succede in altri stati europei, la scelta di procreare delle coppie, non solo della donna. Su questo livello si devono giocare le idee e la politica del centro sinistra che vedono al centro il valore sociale della maternità per fare in modo, quindi, che la decisione di mettere al mondo un figlio non sia più una scelta che quando compiuta continua a gravare unicamente o prevalentemente sulle spalle delle donne Una partecipazione completa della società con un welfare più attento e al servizio delle coppie che decidono di aver figli, con l’attivazione di azioni anche da parte delle realtà produttive pubbliche e private (ci sono esempi proprio negli stati del nord Europa), delle organizzazioni sociali, dei sindacali e del volontariato coadiuvate  dall’intervento di uno Stato che non si gira dall’altra parte, ma  si mostra davvero convinto che mettere al mondo vite umane e farle crescere bene è il migliore investimento per il futuro di un Paese. Raffaela Salmaso Portavoce Regionale Democratiche Venete

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